K.z. disegni degli internati nei campi di concetramento nazifascisti

Il 22 gennaio è uscito un libro-documento eccezionale in occasione della Giornata della Memoria: “K.Z. – disegni dai campi di concentramento nazifascisti” di Arturo Benvenuti (edizioni BeccoGiallo), con la prefazione di PRIMO LEVI.

Un lavoro di raccolta e ricerca durato 40 anni: si apre con la presentazione di Primo Levi che introduce i 250 disegni inediti fatti dagli internati rinchiusi nei lager nazifascisti.

Una data di pubblicazione, quella di giovedì 22 gennaio, scelta non a caso: pochi giorni dopo, ovvero il 27 gennaio, si celebra in tutto il mondo il Giorno della Memoria, in ricordo delle vittime dell’Olocausto. Ed è proprio dai lager che provengono porno i 250 tra disegni, incisioni e acquerelli – inediti – che costituiscono la trama visiva del libro, la particolare “testimonianza” data dall’arte nei campi di sterminio nazifascisti.

L’autore, Arturo Benvenuti, poeta, pittore, critico dell’arte, ricercatore storico-documentale della provincia di Treviso(classe 1923), ha maturato l’idea di questo progetto, e la sua organizzazione materiale fatta di anni di ricerche in tutto il mondo e di selezione delle testimonianze, molto tempo addietro, coinvolgendo anche lo scrittore Primo Levi che di questo libro ha firmato la prefazione (scritta nel 1981), eccezionale documento finora inedito del grande autore scomparso quasi 30 anni fa, testimone diretto degli orrori dell’Olocausto.

“Arturo Benvenuti, per decenni inappuntabile contabile e bancario, si è impegnato a produrre cultura di forte valenza etica: come poeta ha composto versi apprezzati da Fulvio Tomizza, Biagio Marin e approvati da Samuel Beckett, ha fatto attività pittorica sostenuta criticamente da Giuseppe Marchiori, si è dedicato alla ricerca d’archivio e all’analisi storico-estetica, ha fondato e diretto un’istituzione museale come la Pinacoteca Alberto Martini.

Ipercritico e poco soddisfatto, arriva ad autoaccusarsi di scarsa attenzione sociale, di poca tensione civile affermando che «lasciar fare, equivale a fare» e quindi significa essere complici e moralmente responsabili. È questo un peso – una pena – che è divenuta poi fondamento e spinta ideale da cui è nata l’operazione K. Z.

Una necessità interiore irrinviabile e ineludibile, lentamente, lo ha portato a riaccostarsi a quella stagione, cercando i luoghi e, idealmente, le vittime del capitolo più tragico del Novecento. L’aspirazione era capire meglio, constatare e verificare sul posto e poi, magari, anche fare memoria per affermare una verità storica, per alimentare nuova coscienza civile.

Così nel settembre 1979, cinquantaseienne, alla guida del suo camper, insieme alla moglie Marucci, Arturo Benvenuti ha cominciato a percorrere le Viae crucis del Novecento: una sorta di viaggio riparatore, di pellegrinaggio laico, che ha avuto le sue stazioni in Auschwitz, Terezín, Mauthausen e Buchenwald, dopo aver sostato in città come Vienna e Parigi, Amsterdam e Belgrado, Stoccolma e Ginevra, Londra e Monaco di Baviera, Budapest e Cracovia, Weimar e Praga, Copenaghen e Stoccarda. E qui ha incontrato reduci, conosciuto sopravvissuti, visitato musei di storia cittadina, pubblici archivi, biblioteche civiche alla ricerca di testimonianze figurate dei lager.
Così è nato K. Z., sottotitolato Disegni dai campi di concentramento nazifascisti. ll libro di 276 pagine, con altrettante fotografie in bianco e nero, riproduce disegni, quasi sempre eseguiti nei lager, dagli stessi internati.” (dalla postafazione del curatore del volume, Roberto Costella).

K.Z., nell’intenzione dell’autore, trova oggi la sua realizzazione per un insieme di ragioni e, ora più che mai, alla luce del momento storico particolarmente buio in tema di diritti umani, e dei recentissimi accadimenti di cronaca internazionale, questo testo rappresenta soprattutto un contributo alla giusta “rivolta” da parte di chi sente di non potersi rassegnare, nonostante tutto, ad una realtà mostruosa, terrificante. Di chi crede che si debba ancora e sempre “resistere”. Senza vuote parole. Senza retorica. Così come senza parole e senza retorica hanno saputo resistere gli autori di queste immagini, tremende “testimonianze” di una immane tragedia. Atti di accusa, ma anche inequivocabili messaggi di ieri per l’oggi. Senza inutili discorsi. Non ce n’è davvero bisogno. (Arturo Benvenuti).

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